Forex broker: la nuova regolamentazione CySEC

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Da qualche mese a questa parte il settore del forex trading sembra essere entrato in una fase di estremo fermento. I forex broker supervisionati dalla CySEC hanno dovuto infatti fare i conti con una nuova regolamentazione imposta dall’ente di tutela cipriota, modificando alla radice molti dei comportamenti che negli ultimi anni erano diventati uno standard fisso, sia per i broker stessi, che per i loro clienti.

L’ultima novità riguarda in particolare i call center dei broker e le attività sospette fuori dall’Ue. Ma andiamo più nel dettaglio e scopriamo cosa sta succedendo ai forex broker.

La CySEC (Cyprus Securities and Exchange Commission), autorità di regolamentazione finanziaria con sede sull’isola di Cipro, ha recentemente rafforzato ancora di più i controlli nei confronti delle società fornitrici di servizi finanziari poste sotto la sua supervisione, concentrandosi questa volta sui call center dei broker forex delocalizzati fuori dall’Unione europea.

L’intervento è stato durissimo, con una richiesta di chiusura immediata di tutti i call center “incriminati” e con la minaccia di sanzioni pesanti per i forex broker interessati dalla vicenda.
Ma questo è solo l’ultimo dei recenti assalti della CySEC alle pratiche poco chiare o dannose per i clienti messe in atto da alcuni broker.

Alla fine del 2016 l’autorità cipriota aveva infatti già incaricato i broker di impostare di default la leva finanziaria offerta ai clienti a 1:50, vietando tra l’altro l’offerta di bonus legati ai depositi di trading, con ovvie ripercussioni sulle strategie di marketing degli operatori online.

L’ultimo provvedimento normativo recentemente applicato dalla CySEC vuole invece essere un modo per capire qual è la condotta all’estero dei maggiori broker sul mercato. Potete leggere una recensione di uno dei boker più utilizzati e conosciuti qui:  https://www.mercati24.com/come-funziona-plus500/.

A questi ultimi, o per lo meno a quelli regolamentati dalla CySEC, è stato infatti richiesto di svolgere le proprie vendite e tutte le attività di commercializzazione dalla sede centrale del broker o comunque da un altro paese membro dell’Unione europea, ma non al di fuori di essa.

Per giustificare la decisione, la CySEC ha spiegato che i broker sotto la sua supervisione hanno forti difficoltà a fornire al regolatore cipriota i dati sufficienti che possano dimostrare che i dipartimenti all’estero dei broker stessi non stiano violando le normative imposte dall’autorità cipriota, mettendo in pratica ad esempio pratiche illegali come il contatto tramite call center di persone anche non clienti e lo sfruttamento di database di numeri telefonici per contattare i clienti e spingerli a investire di più.

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