Come sono cresciuti gli investimenti sulle criptovalute

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Pochi asset al mondo come le criptovalute possono annoverare un simile balzo di interesse e di investimenti finanziari all’interno del proprio recinto di competenze. D’altronde, per averne consapevolezza, sia sufficientemente riepilogare brevemente cosa è accaduto nel mondo delle criptovalute nel corso degli ultimi anni.

Come ci ricordava il sito internet Criptovalute24, ad esempio, fino al 2013 gli investitori non avevano praticamente dimostrata alcuna attenzione nei confronti dei bitcoin e, soprattutto, degli strumenti finanziari speculativi collegati alle criptovalute. La stessa concezione di criptomoneta era purtroppo in grado di essere principalmente ricondotta all’universo di siti noti (ma che non citiamo) utilizzati dai criminali per poter compiere delle transazioni illegali mantenendo il pieno anonimato.

Proprio in virtù di questa situazione, molti organismi monetari e diverse istituzioni politiche si erano mossi per poter cercare di “schiacciare” questo fenomeno, convinti che fosse solamente un comparto nel quale prolifiare attività illegali o, per lo meno, illecite.

Con il passare dei mesi, però, appare evidente che l’interpretazione fornita dal mercato nei confronti di bitcoin & co. è gradualmente cambiata, con gli investitori che iniziarono a guardare con interesse prevalentemente speculativo sul destino delle criptovalute, e con analisti ed economisti che si interrogavano sull’effettiva applicabili a grande scala delle blockchain, le tecnologie alla base del sistema delle valute virtuali.

E così, anche in seguito a ciò, le quotazioni dei bitcoin iniziarono a crescere in misura notevole, attirando nuovi investimenti in modo crescente. Tra il 2012 e il 2013 il valore degli investimenti in bitcoin è cresciuto fino a toccare i 400 milioni di dollari, e salire poi ulteriormente ai 600 milioni di dollari nel 2016, e ancora oltre nel 2017.

Più recentemente, Bitcoin è stato definito anche come “oro digitale“, e nel mese di novembre 2017 Bloomberg sottolineò come le ricerche sui motori di “comprare bitcoin” avessero superato quelle di “comprare oro”, suggerendo così che l’incremento del valore della criptovalute potrebbe essere in parte dovuto al fatto che gli inestitori stanno considerando questo asset anche come sostitutivo al metallo prezioso, come safe haven.

D’altronde, alla pari di oro e argento, i bitcoin sono una risorsa scarsa (i fondatori del sistema hanno infatti stablito un limite massimo estraibile) e di conseguenza alcune delle caratteristiche di questa criptomoneta potrebbero fare la fortuna di chi cerca un bene rifugio in cui indirizzare una parte dei propri risparmi.

Infine, come sottolineava il Wall Street Journal, c’è un altro elemento che sembra accomunare oro e bitcoin: il fatto che entrambi godano di una fama maggiore del loro reale mercato, anche se tale affermazione è sicuramente più evidente sulle criptovalute, piuttosto che sul lingotto. Appare altrettanto chiaro che sono più numerosi i punti di distinzione rispetto all’oro. Primo tra tutti il fatto che le valute virtuali siano troppo volatili per i risparmiatori con bassi profili di rischio / rendimento, e che di conseguenza potrebbero esporre in breve tempo gli investitori a grandissimi pericoli di perdite finanziarie che, seppur non totali, potrebbero però essere ben superiori a quanto tollerabile.

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