Aumenta la diffusione dei disturbi alimentari

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È stata celebrata nei giorni scorsi la quarta edizione della cosiddetta giornata del “fiocchetto viola”, ovvero la Giornata nazionale contro i disturbi alimentari, un’occasione importantissima per sottolineare quanto sia fondamentale affrontare problemi come bulimia o anoressia in maniera precoce, intervenendo anche sui più giovani.

È quanto ad esempio è stato fatto dai medici dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma che per rispondere ai dubbi e alle domande di centinaia di genitori, hanno dato vita a una diretta Facebook dedicata ai disturbi alimentari in età evolutiva.

Le ultime ricerche hanno del resto dimostrato che i disturbi alimentari, in particolare l’anoressia nervosa, sono sempre più diffusi e l’esordio è sempre più precoce (negli ultimi anni si è registrato un abbassamento dell’età fino agli 8/9 anni). Con tutta probabilità, ciò è dovuto sia al netto abbassamento dell’età puberale nelle bambine, che al sempre più diffuso impiego dei social network che facilitano confronti con modelli di bellezza irraggiungibili.

È bene poi ricordare che tali disturbi, vista la loro complessità, richiedono una forte e costante collaborazione tra figure professionali con differenti specializzazioni (psichiatri, pediatri, psicologi, dietisti, specialisti in medicina interna etc.). Sia l’anoressia che la bulimia possono essere infatti causa di complicanze mediche gravi se non trattate tempestivamente e adeguatamente da specialisti diversi.

L’incidenza dell’anoressia nervosa è stimata essere di almeno 8 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra le donne, mentre è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra gli uomini. L’incidenza della bulimia nervosa è stimata essere di almeno 12 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra le donne e di circa 0,8 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra gli uomini. Le forme più gravi colpiscono rispettivamente circa lo 0,9% e l’1,5% delle donne.

I disturbi alimentari nell’ambito delle patologie psichiatriche presentano il più alto indice di mortalità, in particolare, nel caso dell’anoressia nervosa il rischio di morte è 5-10 volte maggiore di quello di persone sane della stessa età e sesso. Questo rischio impegna i professionisti dell’infanzia e dell’adolescenza a una diagnosi precoce e a un intervento terapeutico corretto, centrato non solo sul comportamento alimentare ma anche sul disagio emotivo sottostante il sintomo, sulla sofferenza familiare, e sull’eventuale comorbidità psichiatrica.

Il trattamento di questi aspetti può richiedere tempi diversi e prevede interventi in combinazioni variabili: psicofarmacologici, nutrizionali, psicoterapeutici individuali o di gruppo, di terapia familiare.

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